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domenica 13 febbraio 2011

Anche bagnare un babà è una cosa seria

Chiedo perdono per il ritardo con cui pubblico la seconda puntata del babà. Non ho scuse, ma voi mi perdonerete lo stesso, vero? Eravamo rimasti ad ammirare il nostro bel babà ciclopico ma per non limitarci ad ammirarlo rimbocchiamoci le maniche e prepariamo la bagna. Forse i puristi del babà al rhum troveranno da ridire sulla mia bagna analcolica e speziata, ma la mia ricetta è la seguente:


Acqua 1 litro abbondante
Scorze di 2 limoni
1 stecca di cannella
Zucchero circa 1kg (eh si, siate larghi di mano perchè il babà contiene pochissimo zucchero e diventa "un dolce" proprio grazie alla bagna)


Fate bollire le scorze di limone e la cannella per il tempo che vi sembra sufficiente, assaggiate e quando il sapore vi garba aggiungete lo zucchero e lasciate bollire quanto basta affinchè si sciolga completamente.
La bagna è pronta, eliminate le scorze di limone ma non la stecca di cannella e lasciate raffreddare bene. Resistete alla tentazione di bere la bagna come tisana, è buonissima, ma davvero ipercalorica!
Bagnare un babà non è un'operazione così ovvia come sembra, quindi lasciatemi spendere due parole sull'argomento! Cominciate riposizionando il babà nello stampo in cui lo avete cotto, no non sono impazzita fate come vi dico! Ora con uno stuzzicadenti bucherellate delicatamente il fondo del babà e iniziate a versarvi su la bagna, lasciando il babà nello stampo. Questo barbatrucco permetterà al nostro babà di mantenere un portamento regale piuttosto che spiaccicarsi nel vassoio come un'ameba. Quando la bagna sarà quasi terminata capovolgete il babà nel piatto da portata facendo attenzione perchè ora pesa non poco. Probabilmente questo passaggio sarà accompagnato da un notevole spargimento di bagna sia sul piano da lavoro sia al suolo ma con un po' di attenzione possiamo risparmiare le pareti e il soffitto. A questo punto abbiamo un babà pronto da mangiare e una cucina pronta da pulire, e, qualunque cosa decidiate di fare per prima, vi auguro di farla col sorriso, cari lettori. A presto. 

mercoledì 26 gennaio 2011

Il babà è una cosa seria 1


Dopo la cucina esotica e quella sperimentale, ritorniamo a qualcosa di più vicino alla tradizione, parliamo del babà. Già il nome ispira cose morbide e profumate: “si nu babbà”è una tipica espressione delle mie parti che sta ad indicare che la persona a cui la rivolgiamo ci ispira dolci pensieri o è particolarmente amabile. Un'altra accezione, forse un po' materialista ma correntemente in uso nella mia amena vallata, è “fare i babbà” , che indica la capacità più o meno spiccata di essere produttivi, quindi fare i babbà è, come dire, fare soldi e uno coi babbà è, come dire, un buon partito.
Non a caso, per  un malinteso, i pasticcieri rappresentano il sogno proibito di tante donzelle senza dote. Quindi, se dal vostro pasticciere c'è una lunga fila di spasimanti e voi non avete voglia di attendere il vostro turno per affondare i denti sul babà, vi racconto la mia ricetta. Se invece, i denti siete intenzionati ad affondarli sul pasticciere, mettetevi in fila che uno con tanti babà è una preda ambita. Per i più sobri tra voi, veniamo alla ricetta. Cosa ci serve? (dosi per un babà smisurato)

-1 kg circa di farina manitoba
-1 cubetto di lievito
-mezzo bicchiere d'acqua
-1 cucchiaino di malto d'orzo (barbatrucco non-più-segreto)
-8 uova
- 80 g di zucchero
-140 g di burro o margarina 
-sale, un bel pizzico
-pazienza, una bella carriola



Iniziamo col convincere il lievito  a comportarsi in maniera egregia: scioglietelo nell’acqua assieme al malto d’orzo e 2-3 cucchiai di farina, fino ad ottenere un impasto semiliquido che lascerete riposare una decina di minuti, il tempo di vederlo aumentare un po’ di volume, nel frattempo pesate gli altri ingredienti. Ora, se avete un’impastatrice o una macchina del pane lanciate tutto dentro, compreso l’impasto lievitato, prima gli ingredienti liquidi e in ultimo la farina. Iniziate con 700 g di farina e valutate la consistenza, aggiungetene altra gradualmente, fino ad ottenere un impasto che si stacchi bene dalle pareti (o dalle mani in caso stiate impastando a bicipiti, se poi i bicipiti sono quelli di un aitante collaboratore, sappiate che il babà, con i suoi tempi di lievitazione, vi concederà tutto il tempo di fare un altro buon uso di quei muscoli). Comunque sia, io, sprovvista di un collaboratore fosse anche scadente,  utilizzo la macchina del pane, programma “impasta e lievita” , un’ora e mezza, in definitiva dovete attendere che la vostra palla di pasta raddoppi di volume. A questo punto imburrate e infarinate uno stampo per babà da 30 fette e adagiatevi l’impasto, facendo in modo che sia distribuito più o meno uniformemente se non volete un babà che pende. Per la seconda lievitazione, vi aspetta un’altra pausa che sono certa impiegherete nel migliore dei modi. La lunghezza di questa pausa dipende dalla temperatura ambiente, infatti se in estate il babà impiega circa mezz’ora a raddoppiare nuovamente di volume, nei giorni della merla siamo sulle due ore, due ore e mezza. Regolatevi col buon senso. 


Ok, è raddoppiato? Quindi  è l’ora di infornare, in forno già caldo, a 180° per circa 25 minuti, o fino a quando il “fondo” del babà è un po’ più che dorato. E ora, amici, sfornate, sformate e ammirate! Soddisfatti, vero?! Chiedete un bacio-premio al vostro bell’aiutante ma mandate anche una benedizione  all’autrice di questo blog, così stanca dopo questa lunga ricetta che della bagna che serve a completare l’opera ve ne parlerà nel  prossimo post e che ora va a cercarsi un aiutante per riprendersi dalla fatica… Vi abbraccio, amici lettori!

sabato 1 gennaio 2011

Festive cose: le zeppole cotte

Che questa prima ricetta dell'anno, e del blog, sia di buon augurio, e che il vostro anno nuovo sia saporito, colorato e ricco come questo dolce. Il copyright spetta alla mia bella nonna, Mafalda, che mi ha insegnato quasi tutto quello che so di cucina... e di senso pratico (grazie nonna, sei insostituibile!). Le zeppole cotte sono un dolce tipico della mia (bellissima) città Cava de' Tirreni, sono dolci molto elaborati e di norma si preparano una volta all'anno, nel periodo delle feste. Le zeppole cotte richiedono anche una certa dose di forza fisica (procuratevi un aiutante...magari un aitante-aiutante), perchè l'impasto, nella fase di cottura assume una consistenza... come dire? Ostile alla cucchiarella! (Non la chiamerò mai cucchiaio di legno, sappiatelo!). E infatti l'ultima volta di cucchiarelle ne ho rotte tre, ma ne è valsa la pena!
Cosa ci serve per fare le zeppole cotte?
Impasto:
-3 tazze di Acqua San Rubinetto
-una bella presa di sale
-3 tazze di farina 00
-125 g di burro o margarina
(meglio il burro, la margarina subisce troppi processi industriali prima di diventare cibo!)
-5 uova
-olio per friggere
(utilizzate quello di arachidi... la frittura non è mai sana ma l'olio di arachidi si danneggia meno in cottura)

Far bollire l'acqua con il sale in una pentola capiente, a questo punto fare appello all'aiutante e iniziare a versare lentamente la farina  nell'acqua in ebollizione, mescolando sempre con la cucchiarella. Man mano che si addensa mescolare con più forza e costringere l'aiutante a mantenere ferma la pentola mentre mescolate, chiedetegli scusa per eventuali ustioni e proseguite nell'impresa. Ritenetevi soddisfatti quando avrete ottenuto un impasto liscio, senza grumi e che si stacchi dalle pareti della pentola (è importante che non ci siano grumi, altrimenti durante la frittura vi sembrerà di stare in un film western...). Spegnete il fuoco e tirate un sospiro... il peggio è passato. Congedate pure l'aiutante e aggiungete il burro alla pasta cotta mescolando bene, a questo punto aggiungete le uova una ad una avendo cura di amalgamare mooolto bene il tutto.  Versate l'impasto su un piano leggermente unto e leggermente ungete anche le vostre manine (ben lavate, lo diamo per inteso) appena la temperatura lo consente, continuate a lavorare l' impasto per renderlo il più possibile omogeneo. L'impasto deve avere una consistenza semi-cremosa e quindi è necessario avere le mani un po' unte per formare dei salsicciotti con una sezione di circa 7mm-1cm di diametro (quest'impasto cresce pochissimo in cottura) e dare la classica forma a zeppola (c'è chi gli da anche la forma di un fiocco ma io sono del parere che la zeppola è zeppola e va rispettata!). L'operazione non sarà breve, ma quando avrete terminato sarà una soddisfazione osservare la distesa di zeppole che avrete prodotto. A questo punto è il  momento di friggere, fate scaldare l'olio e provate ad immergere una zeppola, se fa le bollicine la temperatura è giusta... E' meglio friggere poche zeppole alla volta, per evitare che si attacchino l'una all'altra e per evitare che si abbassi troppo la temperatura del'olio. Cuocete fino a che siano ben dorate rigirandole un po' affinchè la cottura sia omogenea, e, una volta cotte, sollevatele dall'olio e poggiatele su carta assorbente. Quando avrete cotto tutte le zeppole forse vi sentirete un po' stanchi, bene, sappiate che siete solo a metà dell' opera, quindi, preparatevi una bella tazza di thè, bevetela con calma e poi riprendete i lavori!

Cosa ci serve adesso?

2 cucchiai di acqua
3 cucchiai di zucchero
Miele ad libitum, ma abbondantum (io utilizzo metà millefiori e metà castagno) 

Sciogliete lo zucchero con l'acqua in una padella di medie dimensioni, aggiungete il miele allo sciroppo e fatelo scaldare ma non troppo (fa anche la rima!). A questo punto tuffate le zeppole una ad una in questo mare di perdizione e sollevatele facendo attenzione a non romperle, riponetele nel piatto da portata, resistete alla tentazione di mangiarle così e andate avanti fino all'ultima zeppola. A questo punto cospargete il tutto di diavolini colorati, corallini di zucchero e cannellini. Bene, adesso vi sentirete dei reduci... ma... mangiatene una ancora calda e ditemi se non ne è valsa la pena.  Fate attenzione, danno dipendenza!